A.I.A.C.G
Associazione Italiana Architetti di Campi da Golf

 


Il Mondo del Golf Aprile 2001

Campi progettati per rendere.

 

 

Ovvero: Come immaginare un percorso meraviglioso, e che non costi troppo.

 

L'architettura dei percorsi si evolve come qualsiasi altra disciplina, scienza, arte o cultura. Si evolve seguendo la tecnica ed i nuovi materiali del gioco, seguendo le nuove tecnologie costruttive ed agronomiche, le nuove idee  che maturano nel rispetto dell'ecosistema e del paesaggio, ma anche seguendo le nuove esigenze dei promotori di percorsi in merito alla loro futura gestione.

Gli architetti da golf stanno lavorando oggi per i percorsi che i golfisti potranno giocare solamente tra 4 o 5 anni..... Infatti i tempi di programmazione, l'iter burocratico-amministrativo, il reperimento dei finanziamenti, le indagini di marcheting, i tempi necessari per la costruzione e per la prima manutenzione del percorso durano talvolta molto tempo.

Come aveva previsto Bill Amick qualche anno fa, (vedi Il Mondo del Golf n. 108 Dic. 94 - Gen. 95, Pagg. 6-7) anche in Italia c'è stato negli ultimi 10 anni un cambiamento abbastanza radicale.

Quindi è proprio sul tavolo dell'Architetto che si può cercare di capire qualcosa del nostro futuro.

 

NUOVI PROMOTORI

Oggi sempre più di frequente ci sono persone tra coloro che promuovono un nuovo campo da golf, che immaginano una iniziativa sportiva, da gestire con profitto a medio o lungo termine, senza pensare di venderne la proprietà, e senza aver bisogno di realizzare nuove residenze per quadrare i conti.

Possono essere proprietari di aree agricole, gestori di alberghi o di strutture turistiche, o persone in cerca di aree pubbliche a basso costo, ma tutti questi nuovi promotori hanno un fine comune: il campo da golf deve avere un bilancio di gestione in attivo.

 

Le strutture golfistiche di questo tipo devono essere immaginate in un modo diverso da come si sono immaginati nel passato i circoli privati.

 

Ogni golfista dovrà essere il benvenuto, purchè non sia maleducato e non rallenti il gioco altrui. Le modalità di accesso dovranno essere del tipo pay-for-play, così come sono abituati gli sciatori nelle stazioni di sci.

 

COME PROGETTARE QUESTI PERCORSI

I percorsi moderni ed in particolar modo quelli che devono essere gestiti con profitto in aree turistiche o di alta densità abitativa, devono poter sopportare un traffico di giocatori molto elevato.

Questa è una condizione assolutamente importante. Quando si superano i 25 mila rounds all’anno, un campo che non è studiato bene potrà incominciare ad avere problemi nella manutenzione e nella gestione.

Ci sono campi, anche in Italia, che puntano ai 30-40 mila rounds annuali, e vi sono percorsi nel sud degli States che subiscono ben 80-85 mila rounds all’anno.

 

 

L’ANALISI DEL TRAFFICO

Il gioco deve “scorrere” sempre fluido, gli ostacoli ed i roughs non dovranno causare la sgradevole procedura della cernita della propria pallina, con disagio proprio e altrui. La strategia di ogni buca, anche le più eroiche o punitive, dovranno sfidare la abilità ed il coraggio dei “pro”, ma non porre in situazione di frustrazione i giocatori di medio e alto handicap.

Le varie parti del percorso dovranno essere ampie, in particolar modo i tees e i greens, per permettere la rigenerazione del tappeto erboso anche in condizioni di stress da alto traffico.

 

Il traffico dei golfisti dovrà essere ben studiato allo scopo di non obbligare i giocatori a trasferimenti troppo lunghi e, attorno ai greens, a non dover passare tutti nello stesso punto, o a dover compiere ampi “giri” attorno a transenne e segnaletica varia per evitare questo inconveniente.

La disposizione delle buche non dovrà obbligare i golfisti a camminare “contro gioco”, né porli nella condizione di preferire lasciare la sacca distante dal tee successivo, per poi raggiungerla nel loro successivo avanzamento.

 

I COSTI DI MANUTENZIONE

Per gestire una attività con profitto è necessario tenere d’occhio i costi di manutenzione, senza penalizzare la qualità del tappeto erboso.

Il greenkeeper non deve essere costretto dall’architettura del percorso ad operazioni di taglio complicate, o a doversi occupare di aree che, a causa di traffico sbagliato o di scarso drenaggio, necessitino di cure ripetute e impegnative. Dopo un temporale i bunkers non dovranno essere “disastrati” da una errata analisi dei deflussi delle acque meteoriche o da errori costruttivi

Personalmente ho imparato molto parlando con i greenkeepers e cercando di capire il loro lavoro, i loro problemi. Un campo ben progettato, completamente meccanizzato, e ben irrigato, può essere tenuto in buone condizioni a costi inferiori a quelli ai quali siamo abituati, e gli addetti alla manutenzione possono lavorare con maggiore soddisfazione e maggior risultato.

 

OGNI GOLFISTA DEVE SENTIRSI A PROPRIO AGIO

Un fattore fondamentale che potrà attirare i golfisti su di un determinato percorso è la sensazioni di ampiezza e di sicurezza che si ha durante il gioco. Nello studio della disposizione delle buche, arte raffinatissima, gioco intrigato di compromessi e emozioni architettoniche e paesaggistiche, si vorrà raggiungere una ottima visione e valutazione del gioco, si cercheranno attrazioni e sfide fantasiose e ricche di varietà, si vorrà raggiungere quella determinata lunghezza del percorso, ma mai si dovrà scendere a compromessi con la sicurezza dei giocatori e degli spettatori.

 

I nuovi promotori hanno già capito qual è la giusta scala dei valori. E la sicurezza è al primo posto. Il piacere del gioco del golf è sin troppo spesso segnato dal disturbo di parti di percorso mal poste, e da giocatori che si devono porre di fatto in un conflitto visivo ed emotivo gli uni con gli altri, ancor molto prima di essere in una reale situazione di rischio di essere colpiti da una pallina.

 

Gli out-of-bounds non fermano le palline, e le reti sono orribili e costose. E’ meglio studiare meglio un percorso, e, nel caso, rinunciare piuttosto a qualche metro nella lunghezza totale.

 

Ci sono in Italia campi veramente meravigliosi, ma a volte il loro costo di gestione è elevato. Vi sono per contro campi dal costo di gestione moderato, ma questi ultimi sono molto spesso disagevoli, pericolosi e modesti come studio architettonico. Ebbene, io penso che sia in arrivo una terza generazione di percorsi, ampi e ben progettati, sicuri, ma non faraonici e né così ricchi di acqua e fotogenici da pretendere di comparire sulla prima pagina delle riviste di golf. Questi percorsi accoglieranno tanti golfisti, che si divertiranno e si moltiplicheranno. E i gestori di questi percorsi guadagneranno soldi.

Architetto Giorgio Ferraris - Torino

Membro effettivo della

Associazione Italiana Architetti di Campi di Golf